Piero Indrizzi - Pittore

mercoledì 14 luglio 2010

Altri tempi!

domenica 11 luglio 2010


Blade Runner

Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi beta balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire...

Unità NEXUS6 Roy Batty N6MAA10816 Ment.LEV A

lunedì 5 luglio 2010


Notate un certo cambiamento !?!?!?
GIRAMENTO DI COGLIONI.

domenica 4 luglio 2010


Beatiful animal
Si nasce e si muore soli. Certo che in mezzo c'e' un bel casino. Paolo Conte

venerdì 2 luglio 2010

domenica 29 novembre 2009

Pippotta


martedì 6 ottobre 2009

Beaudelaire


mercoledì 30 settembre 2009

Grande Jo Jo


mercoledì 23 settembre 2009

Manara


domenica 20 settembre 2009

Aforismi di Woody Allen.

 Il mio primo film era così brutto, che in sette stati americani aveva sostituito la pena di morte.


 Che cosa non mi piace della morte? Forse l'ora.

 Il ballo è una manifestazione verticale di un desiderio orizzontale.

 La psicanalisi è un mito tenuto vivo dall'industria dei divani.

 Il sesso senza amore è un'esperienza vuota, ma tra le esperienze vuote è una delle migliori.

 Il mondo si divide in buoni e cattivi. I buoni dormono meglio ma i cattivi, da svegli, si divertono molto di più.

 Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile.

venerdì 18 settembre 2009

Cesare Pavese


"Verrà la morte e avrà i tuoi occhi"



Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola
un grido taciuto, un silenzio.

Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.


Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

giovedì 17 settembre 2009

Meditate gente, meditate!!

Sempre libero arbitrio

Non voglio quindi asserire che bisogna accettare tutto quello succede nel mondo senza cercare di intervenire sulla realtà facendosi schermo del fatto che tutto è predeterminato, la nostra volontà (o quello che noi riteniamo essere tale) va usata perché così possiamo ottenere dei risultati utili modificando il contesto, la realtà in cui viviamo, solo dobbiamo stare attenti a non credere che tale volontà si possa identificare con un fantomatico libero arbitrio che non può mai esistere se non nei sogni e nelle farneticazioni dei peggiori "filosofi" e teologi, quelli cioè che partono non dai dati in nostro possesso per dimostrare qualcosa, ma che partono invece direttamente da quello che vogliono dimostrare e poi si arrampicano sugli specchi per portare a termine la loro dimostrazione.

martedì 15 settembre 2009

Se una cosa ti piace lasciala,
se torna è sempre stata tua,
se non torna non è mai stata tua.

lunedì 14 settembre 2009

Piero e la Carlina

Bell'età!!

Non sono carini????

Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mal nato, ma, nato, al più presto varcare la soglia della morte.


Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell'animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall'ansia.

Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell'animo e del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso. Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno.

Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito. Ad esso ci ispiriamo per ogni atto di scelta o di rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere e del dolore.

E' bene primario e naturale per noi, per questo non scegliamo ogni piacere. Talvolta conviene tralasciarne alcuni da cui può venirci più male che bene, e giudicare alcune sofferenze preferibili ai piaceri stessi se un piacere più grande possiamo provare dopo averle sopportate a lungo.

Ogni piacere dunque è bene per sua intima natura, ma noi non li scegliamo tutti. Allo stesso modo ogni dolore è male, ma non tutti sono sempre da fuggire.

(Epicuro)
Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce.


Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c'è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è la meditazione di una vita bella e di una bella morte.
Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c'è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l'affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c'è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive. (Epicuro)

Douce poison

sabato 12 settembre 2009

E’ più importante il viaggio che la meta.
Solo confrontandosi con la solitudine si trova se stessi (Baracan)
L’amore è un crimine che richiede un complice. (Beaudelaire)

giovedì 10 settembre 2009

Scrivere per se stessi, poiché chi scrive per gli altri presume di aver raggiunto verità da trasmettere e questo si è dimostrato non solo fallace ma soprattutto datato nel tempo.



Essere sintetici anche se condensare in poche pagine quello che si è appreso non è facile.


Un metodo per esprimere quello che vorremmo comunicare può essere quello di usare parole e concetti espressi dai grandi nei quali ci riconosciamo, pur avendo presente il rischio di travisarne il significato: ma la frase tagliente o l’aforisma spesso riescono a trasmettere molto più di un intero saggio.

Simone (l'autore)

Grande William (Sarà italiano?)

Hamlet

To be, or not to be- that is the question:
Whether 'tis nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune
Or to take arms against a sea of troubles,
And by opposing end them ?
To die- to sleep- No more;
and by a sleep to say we end
The heartache, and the thousand natural shocks
That flesh is heir to.
'Tis a consummation
Devoutly to be wish'd.
To die- to sleep.
To sleep- perchance to dream: ay, there's the rub!
For in that sleep of death what dreams may come
When we have shuffled off this mortal coil,
Must give us pause.
There's the respect
That makes calamity of so long life.
For who would bear the whips and scorns of time,
Th' oppressor's wrong, the proud man's contumely,
The pangs of despis'd love, the law's delay,
The insolence of office, and the spurns
That patient merit of th' unworthy takes,
When he himself might his quietus make
With a bare bodkin?
Who would these fardels bear,
To grunt and sweat under a weary life,
But that the dread of something after death-
The undiscover'd country, from whose bourn
No traveller returns- puzzles the will,
And makes us rather bear those ills we have
Than fly to others that we know not of?
Thus conscience does make cowards of us all,
And thus the native hue of resolution
Is sicklied o'er with the pale cast of thought,
And enterprises of great pith and moment
With this regard their currents turn awry
And lose the name of action.- Soft you now!

The fair Ophelia!-
Nymph, in thy orisons
Be all my sins rememb'red.

Costantino Kavafis

TORNA


Ritorna ancora e prendimi,
amata sensazione, ritorna e prendimi,
quando si ridesta viva la memoria
del corpo, e l’antico desiderio di nuovo si versa nel sangue,
quando le labbra e la pelle ricordano, e la carne,
e le mani come se ancora toccassero.
Ritorna ancora e prendimi, la notte,
quando le labbra ricordano, e la carne…

Normalità

Le regole che stabiliscono le strutture sociali nelle quali l’insieme dei sistemi nervosi degli uomini di un’epoca, temporanei eredi degli automatismi culturali di coloro che li hanno preceduti, imprigionano il bambino fino dalla nascita, lasciando a sua disposizione solo un armadio pieno zeppo di giudizi di valore. Essendo quei giudizi di valore la secrezione del cervello delle generazioni precedenti, la struttura ed il funzionamento di questo cervello sono le cose più universali da conoscere. Acquisita tale conoscenza, sia pure imperfetta, ogni uomo saprà esprimere solo una semplice motivazione, quella di rimanere normale.


Normale, non rispetto alla maggioranza che, sottomessa inconsciamente a giudizi di valore con finalità sociologica, è costituita da individui perfettamente anormali rispetto a se stessi.

Sempre sull'oggettività

Sono oggettive solo le leggi generali capaci di organizzare le strutture. Possono essere considerati oggettivi solo i meccanismi invarianti che presiedono al funzionamento dei sistemi nervosi comuni alla specie umana.


Tutto il resto non è altro che l’idea che abbiamo di noi stessi, che tentiamo di imporre a coloro che ci circondano e che si riduce quasi sempre a quella costruita in noi da coloro che ci circondano.

Da questo ne discende che qualunque cosmologia, qualunque immagine dell’universo è vincolata all’origine antropocentrica della conoscenza dei processi e dei sistemi del cosmo. Le conoscenze della specie umana nascono centrate su scale spaziali e temporali assai precise e limitate, commisurabili alle esperienze sensoriali ed alle strutture naturali dell’intelligenza. Ogni estensione delle conoscenze è quindi inevitabilmente problematica.

Alleggeriamo l'atmosfera

Niente

E’ opportuno fare mente locale su cosa rappresenti ognuno di noi in relazione agli 82 miliardi di uomini che sono passati sulla terra sino ad oggi, praticamente niente se non il nome e le opere di alcuni di essi (una minoranza quasi irrilevante). Siamo niente che esce dal niente e rientra nel niente.


Il cammino dell'uomo è una lunga, a volte tortuosa strada per sostituire al caos incontrollabile della "cosa in sé" qualcosa che possiamo dominare e modificare; sostituendo così all'incubo il sogno felice mediante la funzione di copertura che prospettive religiose o morali esercitano sull’indifferenza della natura verso l’uomo.

Bisogna per prima cosa prendere atto che ogni pensiero, ogni giudizio, ogni pseudoanalisi logica esprimono solo i nostri desideri inconsci, il tentativo di valorizzarci di fronte a noi stessi ed ai nostri contemporanei.

Quindi non è oggettiva la valutazione dei fatti che si registrano all’interno del nostro sistema nervoso.

Realismo depresso

Sembra che molte persone “normali”, per sentirsi bene, distorcano le proprie percezioni in senso positivo. La loro visione di vita attraverso “lenti rosate” conduce quelle persone ad essere meno realistiche, ma produce comunque maggiore felicità della più realistica ma deprimente alternativa. In pratica sembra accertato che l’ottimismo si basi su percezioni più distorte di quelle su cui si fonda il “realismo depresso” e quindi è questo che dovrebbe essere curato in quanto distorsione della realtà.

mercoledì 9 settembre 2009

Orlando Orlandi (su Soldatino)

Grande Nello Bellei!!!